ASSORBENTI GRATIS IN SCOZIA di Margherita Pisanu e Claudia Tuveri

Lo scorso martedì 25 Novembre, come in molti sanno, in Scozia è stata approvata unanimemente la “Period Product (Free Provision) Bill”, ossia una legge atta a rendere gratuiti tutti i prodotti necessari al ciclo mestruale. Rispetto a molti altri Paesi, la Scozia era, da tempo, un passo avanti: il governo infatti garantiva già assorbenti gratis sia nelle scuole sia nelle università. Ma non era abbastanza. Perché bisogna spendere così tanto per un’esigenza primaria? È infatti sempre stato pensiero collettivo che l’acquisto di assorbenti o prodotti legati alle mestruazioni fosse una spesa molto alta che non tutti potevano permettersi. Da qui è infatti partita l’iniziativa di rendere gratuiti questi prodotti e molti sindacati, organizzazioni femministe e associazioni caritative si sono uniti per questa causa. L’iniziativa di portare in Parlamento tale proposta è stata presa da Monica Lennon, una delle deputate locali, ed è stata pienamente accolta anche dalla leader del Partito Nazionale Scozzese, nonché primo ministro di Scozia, Nicola Sturgeon.

Proud to vote for this groundbreaking legislation, making Scotland the first country in the world to provide free period products for all who need them. An important policy for women and girls.”

“Fiera di votare per questa legislazione rivoluzionaria, rendendo così la Scozia il primo Paese al mondo ad offrire prodotti legati alle mestruazioni gratuitamente a tutti coloro che ne hanno bisogno. Un’importante procedura per le donne e le ragazze.”

Così ha esordito la leader su Twitter, orgogliosa del suo Paese e del lungo cammino che ha compiuto per raggiungere finalmente una novità rivoluzionaria come questa. In Italia, al contrario, come tutti purtroppo sappiamo, la situazione è molto diversa: infatti l’IVA sugli assorbenti ammonta al 22%, la più alta in Europa, superando addirittura l’IVA di altri prodotti non indispensabili. Si stima che ogni anno in Italia vengano venduti 2,6 miliardi di salviette igieniche e che mediamente si consumino 12.000 assorbenti e la spesa annua ammonta a circa 126,88€ di cui IVA 22,88€.

Ma facciamo un passo indietro per capire meglio. Che cos’è l’IVA?

L’IVA è un’imposta che è stata introdotta all’inizio degli anni ’70 (in Italia il riferimento normativo fondamentale è il d.p.r. 633/1972), il cui nome è un acronimo per indicare l’Imposta sul Valore Aggiunto, ovvero la principale imposta INDIRETTA (cioè che colpisce solo il consumo e che quindi viene pagata interamente dal consumatore) attualmente in vigore in Italia e nell’ Unione Europea. Un’altra caratteristica dell’IVA è che è PROPORZIONALE, poiché il suo ammontare dipende dal prezzo del bene moltiplicato per l’aliquota di riferimento. Per “aliquota” si intende l’importo in percentuale su un determinato totale. Essa viene stabilita dalla legge e va calcolata sulla base imponibile, cioè l’importo su cui potrà essere calcolata e applicata un’imposta o un contributo.

Le aliquote IVA possono essere stabilite autonomamente da ciascuno Stato ed esse sono tre:

  • 4% – aliquota minima – per l’IVA sui generi di prima necessità;
  • 10% – aliquota ridotta – per l’IVA su servizi turistici, alimentari ed edili;
  • 22% – aliquota ordinaria – per l’IVA da applicare in tutti i casi non rientranti nelle prime due aliquote.

Come possiamo notare dunque, gli assorbenti in Italia non vengono considerati come un bene di prima necessità, nonostante lo siano, ma come dei beni di lusso, in quanto la loro IVA corrisponde a quella di automobili, gioielli o oggetti tecnologici.

Sono invece considerati beni di prima necessità, in quanto esenti da IVA, il lotto, le lotterie, le scommesse relative al gioco (nelle case da gioco autorizzate), i lingotti, le monete, le placchette d’oro.

Con l’IVA al 4% troviamo, tra le altre cose, latte, latticini, libri, quotidiani, occhiali, apparecchi ortopedici, volantini.

Con l’IVA al 10% abbiamo invece il tartufo, la carne, la birra, le spezie, lo zucchero, il cacao, il cioccolato. In Italia la strada da fare è ancora lunga e, nonostante sia un argomento scottante, sulle bocche di molti, e ci siano state numerose sollecitazioni, ancora nessuno si è effettivamente mosso in direzione di un provvedimento che possa legittimare questo diritto.

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