INFORMIAMOCI: IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE di Ashlinn Mai Tupponi

Che sia scritto sulle testate giornalistiche, citato in programmi televisivi, in qualche post sui social, spiegato nei libri di scienze o anche semplicemente menzionato in una discussione tra amici sul freddo dell’ultimo periodo, il surriscaldamento globale è un tema che diventa sempre più presente al giorno d’oggi, negli ambiti più variegati: nell’agricoltura, col cambiamento dei tempi di semina e di raccolta e quindi del ricevimento dei beni primi fondamentali in certi ceppi dell’industria; con il mutamento delle stagioni estive e invernali che influenza l’economia dei singoli territori, che siano balneari o montuosi; nel meteo; nella salute, con le influenze stagionali spesso prolungate; nella flora e nella fauna con oltre 31.000 specie in via di estinzione, che variano da quelle più sconosciute alle più comuni, come quelle che comprendono lupi, gorilla, orsi, tigri, panda.

Il surriscaldamento globale è noto per essere una conseguenza dell’attività umana, in particolare l’eccessivo sfruttamento dei combustibili fossili e le sempre crescenti attività di deforestazione sono responsabili dell’emissione di elevate quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, considerata uno dei principali gas che causano il surriscaldamento globale stesso. È importante tenere conto però che la colpa principale non può ricadere sul singolo cittadino, perché i maggiori produttori di anidride carbonica sono le grosse corporazioni.

Mentre il clima terrestre si è riscaldato, un nuovo modello di eventi meteorologici più frequenti e più intensi si è manifestato in tutto il mondo. Gli scienziati identificano questi estremi fenomeni in base agli archivi storici riguardanti il meteo in una particolare regione; considerano, dunque, “estremi” quegli eventi che producono un livello inusualmente alto o basso di pioggia, neve, calore, vento o altri effetti. Solitamente questi fenomeni sono considerati estremi se sono diversi dal 90%-95% di quelli simili avvenuti precedentemente nello stesso territorio.

Le stagioni, così come le conosciamo, esistono perché l’asse di rotazione della Terra attorno al Sole è leggermente inclinato di 23,5°; d’inverno, il nostro emisfero è inclinato lontano dal Sole, il che riduce la quantità di energia che riceviamo e rende la temperatura più fredda; d’estate invece, il nostro emisfero è inclinato verso il Sole, il che ci dà più energia e rende la temperatura più calda.

Il riscaldamento globale non ha alcun effetto sull’inclinazione dell’asse rotatorio, anche se effettivamente il peso dell’acqua prodotta dallo scioglimento dei ghiacci in Islanda e in Antartide ha causato un lieve sbilanciamento dell’asse.

Questo vuol dire che non avremo più stagioni?

Certo che no, la Terra sarà comunque inclinata e le stagioni continueranno a esistere nonostante il riscaldamento globale, saranno però diverse rispetto al passato, già a partire dalla temperatura: tutte le stagioni, anche l’inverno, stanno diventando gradualmente più calde: quello che noi potremmo considerare un inverno gelido oggi, qualche decennio fa era un semplice inverno; inoltre il periodo estivo sembra star arrivando in anticipo e durare più a lungo, le estati sono più torride, con ondate di calore più forti e più lunghe.

Il riscaldamento globale contribuisce quindi all’intensità delle ondate di calore aumentando le possibilità di giornate e notti molto calde.

Il surriscaldamento dell’aria incrementa anche l’evaporazione, che può peggiorare a sua volta la siccità, il che porta alla creazione di campi e foreste aridi, che tendono a prendere fuoco più facilmente, e all’aumento delle temperature, che causano una stagione degli incendi più lunga. Il riscaldamento globale aumenta anche il vapore acqueo nell’atmosfera, che può portare a piogge intense e tempeste di neve più frequenti.

Un’atmosfera più calda e più umida sopra gli oceani rende probabile che gli uragani più forti saranno ancora più intensi, produrranno più precipitazioni e forse saranno più grandi; inoltre, anche se non vi è ancora l’assoluta certezza, gli scienziati suppongono che tale aumento delle temperature possa influenzare anche il numero annuo degli uragani stessi. Inoltre, il riscaldamento globale provoca l’innalzamento del livello del mare, che aumenta sia le precipitazioni sia la quantità di acqua marina, spinta a riva durante le tempeste costiere; entrambi gli incrementi potrebbero provocare inondazioni distruttive.

Comprendere gli impatti del riscaldamento globale sulle condizioni meteorologiche estreme è importante perché può aiutare a guidare le scelte sulla gestione dei rischi: per esempio, se una comunità sapesse che, quella che prima veniva considerata un’inondazione che aveva in un anno una probabilità su 500 di avvenire si è trasformata in una che ha 1 probabilità su 100 di avvenire in un anno, allora potrebbe compiere delle scelte diverse riguardo cosa e dove si può costruire, lavorare, piantare e curare campi, oppure si potrebbero costruire i cosiddetti muri alluvionali, com’è successo in varie zone particolarmente devastate da alluvioni (es. Le Filippine, New Orleans, Irlanda). È importante anche per acquisire maggiore sensibilità e consapevolezza riguardo un argomento sottovalutato e congedato come falso allarmismo.

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