FEMMINISMO NEL 2021: EVOLUZIONE O INVOLUZIONE? di Giada Manunta

Consapevole della delicatezza dell’argomento e della suscettibilità dilagante che ormai caratterizza il nostro secolo, vorrei condividere con voi un’opinione sul tanto discusso femminismo. Pongo l’accento su “opinione”, ricordando che parlo solo ed unicamente a nome mio, di alcune riflessioni personali in virtù della libertà di espressione e parola che tanto si predica e poco si tollera. Prima però di darsi alla soggettività, un breve riepilogo oggettivo sull’itinere del femminismo.  

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Per Femminismo s’intende quel movimento politico e sociale che, organizzatosi nell’800, mirava alla rivendicazione dei diritti economici, civili e politici delle donne, considerate per natura inferiori rispetto all’uomo. Tuttavia, le idee di cui si fece portatore iniziarono a circolare dal 18° secolo, alimentate dall’Illuminismo e infiammatesi durante la Rivoluzione Francese. In quegli anni si iniziò a discutere sull’istruzione femminile e le donne cominciarono a prendere parte ai movimenti politici. Olympe de Gouges, con la sua Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina (1791), testimonia la cosiddetta “preistoria del femminismo”. 

 Dopodiché si possono individuare tre “ondate” del movimento: 

la prima, in pieno Ottocento, che ebbe come protagoniste le suffragiste che reclamavano il diritto di voto, battendosi perlopiù per diritti di natura politica; 

la seconda, compresa tra gli anni Sessanta e Ottanta del Novecento e avente per epicentro l’America del boom economico, si batté per temi sociali, dopo che ci si rese conto che il solo diritto di voto non avrebbe portato all’uguaglianza di genere (si inizia ad affrontare la violenza domestica e non, la contraccezione, la sessualità, il divorzio e il delitto d’onore per dare qualche esempio); 

la terza, avvenuta negli anni Novanta, s’impegnò per raggiungere la parità nel mondo del lavoro, in cui il divario salariale, la difficoltà nel fare carriera e le molestie erano all’ordine del giorno. 

Questo è il Femminismo a cui essere grati e che mi permette di condividere opinioni “pubblicamente” e scegliere il mio futuro. Mi rendo conto che si dovrebbero dedicare molte più parole ad un tema tanto rilevante e importante per ciascuno di noi, dal momento che senza un movimento simile, diventato poi una vera e propria prassi nell’accezione più positiva che possa esistere, la vita quotidiana non sarebbe nemmeno immaginabile.  

Tuttavia, mi preme anche esprimere delle perplessità a riguardo del femminismo odierno che, nella confusione mediatica e “social” soprattutto, parrebbe aver perso la bussola.  

Si sente e si legge spesso di polemiche femministe che rasentano e, ahimè, spesso scadono nell’estremismo.  

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Passando direttamente alle prove, sono recenti i Tweet polemici sul film trasmesso dalla BBC la notte di Santo Stefano, ossia l’intramontabile Grease con John Travolta e Olivia Newton-John. Questo lungometraggio, come tanti altri cult (Via col Vento per esempio), è stato accusato di sessismo, misoginia, omofobia ma non solo… C’è anche chi per la frase “Did she put up a fight?” (letteralmente “Ha opposto resistenza?”) di Summer Nights ha deliberatamente parlato di incitamento allo stupro. Questi spettatori, perlopiù adolescenti, hanno chiesto che il film in questione non venga più trasmesso.  

Un film, un romanzo, una commedia, una canzone parlano dell’epoca in cui vengono creati o in cui sono ambientati e, come lo stesso Van Gogh insegna con “I mangiatori di patate”, devono far trasudare le idee dell’epoca e del soggetto di cui raccontano per essere degni di merito. 

Dunque, si evince automaticamente che certe dinamiche e certi linguaggi siano insindacabili, altrimenti dovremmo cancellare un’intera cultura ab origine: pensiamo solo alle accuse che gli “iperattivisti” rivolgerebbero (e rivolgono purtroppo) ai grandi poemi Omerici, alla Divina Commedia, all’Orlando Furioso di Ariosto o a tutte le poesie in cui i vari autori di tutti secoli danno sfogo ai propri desideri nei confronti di una donna “illecitamente” (come se davvero il desiderio potesse essere consenziente e riguardasse solo e unicamente il sesso maschile!). 

Altrettanto estremizzate sono le varie questioni linguistiche, spesso ovviate con un *. L’inclusività linguistica è certamente importante, ma superato un certo limite si rischia di renderla motivo di scherno. 

Il femminismo oggi trova avversione perché spesso sfocia in un tentativo di emulazione, talvolta incoerente, del Femminismo vero e proprio che determinò effettivamente una rinascita della Donna. Quello odierno è uno strumento per esporre forme in vetrina al grido di “Il corpo è mio, ne faccio quel che voglio!” o ancora “Il mio corpo non è fatto per essere guardato o desiderato dagli altri!”. È una strategia di mercato per vendere prodotti che senza la scritta “GIRL POWER” resterebbero invenduti come tanti altri. Per molti è una moda che, pur di ottenere visibilità e collaborazioni, si è disposti a seguire. 

Non contiamo che, oltre a chi sacrifica decoro, c’è anche chi sacrifica coerenza credendo la donna superiore all’uomo e andando a ledere le fondamenta del credo Femminista che sostengono l’uguaglianza tra i generi.  

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Attenzione però, non si faccia di tutta l’erba un fascio, fortunatamente c’è sempre una minoranza che conserva quei Valori originali e mi auguro che col tempo le mode passino e le menti lavorino. Non mi aspetto un mondo perfetto, sarebbe utopico immaginare una vita totalmente all’insegna dell’uguaglianza e del pacifico soddisfacimento dei bisogni, poiché siamo sempre una specie animale e da animali ragioneremo e agiremo sempre. In ogni caso, la speranza è quella di poter parlare tendenzialmente di evoluzione e non di involuzione come invece è stato fatto nelle righe precedenti. 

Ribadendo che è un semplice pensiero personale e che come il mio, ce ne saranno tanti altri, non meno importanti o interessanti, vi invito a condividerli qualora aveste piacere sulla pagina Instagram dell’Agorà. (@agora.asproni)

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