Redazione Web

XV GIORNATA EUROPEA CONTRO LA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI

Si informano tutti i Docenti, gli alunni e, per loro tramite, le Famiglie che per il giorno 18 ottobre 2021 – XV Giornata Europea Contro la Tratta degli esseri umani, la Regione Sardegna rinnova il suo impegno nelle politiche anti-tratta organizzando una serie di iniziative di sensibilizzazione nell’ambito del Piano Regionale per l’Immigrazione 2020, in collaborazione con la Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli titolare del progetto Elen Joy e le ACLI..
“La tratta – afferma il presidente della Regione, Christian Solinas, è una gravissima, orrenda violazione dei diritti umani. Le vittime hanno diritto a sostegno e protezione per inserirsi nelle nostre società. È necessario sensibilizzare la cittadinanza sul tema della lotta alla tratta di esseri umani, operando sinergicamente e rafforzando la collaborazione e il dialogo tra le istituzioni che operano a vario titolo nel campo delle migrazioni per garantire interventi efficaci e coordinati”.
Tra le diverse iniziative si segnala che dalle ore 9,00 alle 11.30 di lunedì 18 ottobre p.v., a beneficio negli Istituti di istruzione superiore della Sardegna, sarà trasmesso un webinar sul fenomeno della tratta e alcuni video inediti prodotti dal Servizio Antitratta del Ministero dell’Interno e dal Dipartimento per le Pari Opportunità.
Il nostro Istituto, da sempre attento all’affermazione e alla difesa dei Diritti Umani, aderisce all’iniziativa di sensibilizzazione contro la grave violazione del diritto internazionale e dei diritti degli esseri umani.

L’incontro si realizzerà online il giorno 18 ottobre 2021 dalle 9.30 alle 11 e si potrà partecipare accedendo al link dedicato e inserendo le credenziali rese disponibili alle Scuole.

SCUOLA, PRESENTATA LA MOSTRA “I GIOVANI RICORDANO LA SHOAH”

Una mostra digitale per rafforzare la coscienza civile delle nuove generazioni attraverso lo studio approfondito degli eventi e dei temi legati al Novecento e, nello specifico, all’Olocausto. A presentarla, stamattina in videocollegamento con alcune scuole, il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) Noemi Di Segni.

“Si tratta di un progetto straordinario, che mette al centro i giovani, il loro protagonismo, la loro capacità di incidere nella società attraverso la conoscenza. Studentesse e studenti in questi anni si sono confrontati con superstiti, familiari delle vittime, esperti, approfondendo pagine tragiche della nostra Storia. Sono andati a fondo per far sì che la memoria di quei terribili eventi fungesse da antidoto alla violenza e alla discriminazione ancora oggi, nel nostro presente. Non dobbiamo smettere mai di ricordare e promuovere occasioni di consapevolezza: questa mostra racconta il percorso fatto in tutti questi anni dalle nostre scuole, in collaborazione con l’UCEI, per contribuire al pieno sviluppo di ogni bambino e ragazzo per costruire comunità più inclusive e giuste. La memoria non è un pezzo di carta o un atto dimostrativo. È un elemento di costruzione della libertà, che si basa sul principio di uguaglianza”, ha dichiarato il Ministro Bianchi.

La mostra “I giovani ricordano la Shoah” raccoglie online – al sito https://www.scuolaememoria.it/site/it/home-page/ – alcuni dei lavori elaborati dalle studentesse e dagli studenti che, dal 2002 a oggi, hanno partecipato al concorso annuale bandito dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con l’UCEI, per trasmettere la consapevolezza dei tragici eventi del secolo scorso ed educare al rispetto delle differenze contro ogni forma di violenza e discriminazione.

“Oggi la sfida della memoria e della conoscenza della Shoah – in tutte le sue dimensioni e interdisciplinarità – è quella di collegare passato e presente. Non come generico monito morale ma come vissuto quotidiano in cui siamo immersi. E occorre coraggio per dare giusto nome e identificazione ai fenomeni che viviamo: odio razziale, antisemitismo, fascismo e neofascismo. Ieri la Commissione europea ha pubblicato un documento di strategia per contrastare l’antisemitismo. La lotta ai fenomeni di odio antisemita nelle diverse espressioni anche moderne e contorte, come l’odio per lo Stato d’Israele, il sostegno alla vita ebraica e alla libertà di culto, lo studio e la conoscenza della Shoah: sono questi i tre pilastri di strategia per i prossimi dieci anni”, ha dichiarato la Presidente Di Segni.

Negli anni, una selezione di opere di bambini e ragazzi ha attraversato il territorio nazionale, per dare la possibilità a cittadine e cittadini di fruire dei lavori degli studenti e, attraverso di questi, di occasioni formative e di conoscenza. L’inaugurazione del portale, adesso, amplia queste possibilità: collegandosi al sito, i visitatori potranno approfondire il tema delle leggi razziali, il loro impatto sulla scuola, comprendere come era articolato l’universo concentrazionario.

La mostra è stata realizzata nell’ambito della Convenzione tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Rientra tre le attività e le occasioni di studio e ricerca storica per studenti e docenti, delle quali fa parte anche il portale “Scuola e Memoria”, piattaforma di scambio di buone pratiche sul tema della Shoah, che fornisce approcci, linee guida e materiali didattici per giovani e insegnanti di ogni ordine e grado.

FONTE www.istruzione.it

NOBEL PER LA PACE A MARIA RESSA E DMITRY MURATOV

Il Premio Nobel per la Pace 2021 è stato assegnato a Maria Ressa e Dmitry Muratov “per i loro sforzi nel proteggere la libertà di espressione, condizione necessaria per la democrazia e una pace duratura”.

Maria Ressa è una giornalista di origini filippine ed è stata tra i fondatori del sito giornalistico Rappler, negli ultimi anni è stata molto critica nei confronti del presidente filippino Rodrigo Duterte e dei suoi metodi autoritari.

Dmitry Andreyevich Muratov è un giornalista russo e direttore del giornale Novaya Gazeta, noto per avere in più occasioni criticato il presidente russo Vladimir Putin e per le numerose inchieste sui casi di corruzione nel paese.

fonte IL POST

NOBEL PER LA FISICA ALL’ITALIANO GIORGIO PARISI

Giorgio Parisi (Roma, 4 agosto 1948) è un fisico e accademico italiano, attivo in fisica teorica, soprattutto nel campo della fisica statistica e in teoria dei campi.

Con Carlo Rubbia e Michele Parrinello è uno dei tre fisici italiani membri della National Academy of Sciences degli Stati Uniti d’America.

Nel 2021 ha vinto il premio Nobel per la fisica per i suoi studi sui sistemi complessi.

LEGGI L’INTERVISTA RILASCIATA AL CORRIERE DELLA SERA

5 OTTOBRE, GIORNATA INTERNAZIONALE DEGLI INSEGNANTI

Il 5 ottobre si celebra la Giornata Mondiale degli Insegnanti, istituita nel 1994 dall’UNESCO, dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e da altri partner per commemorare l’anniversario dell’adozione della Raccomandazione ILO-UNESCO sullo statuto degli insegnanti.

Il tema scelto per il 2021 è “Teachers at the heart of education recovery” e verrà affrontato in una campagna di advocacy sui social network per mobilitare il grande pubblico nonché in una serie di eventi globali e regionali organizzati dall’UNESCO, insieme a ILO, UNICEF, Banca Mondiale, Education International, Fondazione Hamdan, Task Force Internazionale sugli Insegnanti per l’Istruzione 2030 (TTF) e Coalizione Globale per l’Educazione.

Partendo dall’analisi della complessa e drammatica situazione provocata dalla epidemia COVID 19 sui sistemi di istruzione, queste iniziative intendono mettere in evidenza l’importanza del ruolo che gli insegnanti svolgono non solo nell’ambito dell’istruzione ma anche nel contesto della vita sociale, economica e culturale di ogni paese. Saranno anche l’occasione per esaminare provvedimenti utili ad incentivare e qualificare il corpo insegnante affinché la missione educativa possa contribuire al meglio alla rinascita della scuola, contrastando le carenze che ancora permangono e che in molti casi sono state amplificate dalla pandemia.

Nel messaggio congiunto della Direttrice generale dell’UNESCO Audreay Azoulay, del Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro Guy Ryder, della Direttrice Esecutiva di UNICEF Henrietta H. Fore e del Segretario Generale di Education International David Edwards, viene riconosciuto il ruolo eccezionale degli insegnanti sia durante la fase più acuta della pandemia che in quella attuale, quali attori chiave per accelerare il progresso verso un’istruzione inclusiva, equa e di qualità per tutti gli studenti. Ma non si tratta soltanto di celebrare l’eccezionale dedizione e il coraggio degli insegnanti, “Ora è tempo di ……rafforzarli con la formazione, lo sviluppo professionale, il sostegno e le condizioni lavorative di cui hanno bisogno per manifestare il loro talento………Una ripresa di successo dell’istruzione inizia assicurando il benessere degli insegnanti, una remunerazione adeguata e la sicurezza…….richiede investimenti………..dando loro voce e spazio per partecipare alle decisioni nel rispetto delle loro conoscenze ed esperienze pedagogiche….Nella Giornata Mondiale degli insegnanti non solo celebriamo ciascun insegnante. Chiediamo ai paesi di investire su di loro e di dare loro la priorità negli sforzi della ripresa mondiale dell’istruzione in modo che ogni studente abbia accesso ad un insegnante qualificato e supportato.”

Tra le molteplici iniziative della Giornata, organizzate per fornire agli insegnanti il supporto necessario al fine di rilanciare con successo il settore educativo nel mondo post pandemia e per accelerare il raggiungimento dell’Obiettivo 4 dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile dedicato all’educazione di qualità, inclusiva e permanente, nel nostro paese segnaliamo un incontro online rivolto ai docenti delle scuole presenti sul territorio della Riserva della Biosfera Isole di Toscana e “Le attività di educazione ambientale e alla sostenibilità nella Riserva della Biosfera Delta del Po”.

IO TORNO A SCUOLA

Nel sito del Ministero dell’Istruzione è presente una sezione dove vengono raccolti documenti e informazioni utili per il rientro in aula per l’anno scolastico 2021/2022. Un lavoro in continuo aggiornamento per fornire a scuole, famiglie, studenti, cittadini tutte le indicazioni e le risposte sul nuovo anno scolastico.

VAI ALLA PAGINA DEL MINISTERO

0

“TRUMP: TRA CHIAMATE INTERCETTATE E RIVOLTE A CAPITOL HILL” di Stefano Di Maio

Ciò di cui voglio occuparmi questo mese sono le registrazioni delle telefonate tra il Presidente Trump e il segretario di Stato della Georgia, Brad Raffensperger, pubblicate i primi giorni dell’anno dal Washington Post.

«Brad, riusciamo a trovare 11.780 voti? Sono quelli che ci mancano per vincere le elezioni in Georgia», «No signor Presidente non ci sono state irregolarità».  In sostanza Trump, gli chiede di trovare il modo per ribaltare il risultato elettorale del 3 novembre, quando Joe Biden la spuntò più o meno con quello stesso margine. L’effetto delle dichiarazioni è stato devastante: una telefonata forse ancora più grave di quella con il neo presidente ucraino Volodymyr Zelensky («riapri l’indagine sui Biden o niente aiuti militari» che portò all’impeachment di Trump) per i repubblicani che si stavano preparando a contestare l’esito delle elezioni il 6 gennaio al Congresso; ma forse, come noi, neanche gli stessi membri del partito rosso si aspettavano che tutto potesse precipitare in così poco tempo fino a giungere ai drammatici scontri degli scorsi giorni a Capitol Hill. Il risultato degli scontri non ha fatto altro che alimentare tensioni tra Il presidente uscente e i suoi stessi sostenitori nonché con i membri del partito di cui è leader.

Sono passate poche ore dal video in cui Donald Trump si dice «indignato per la violenza, l’illegalità e il caos» dell’assalto al Congresso quando, sul social che ha accolto l’estrema destra, Parler, il leader dei “Proud Boys” Enrique Tarrio dà voce alla delusione di molti: «Ha appena detto che i patrioti che hanno preso il Campidoglio la pagheranno. Smettetela di pensare che tutto dipenda da lui. Dipende da TE, da me, da tutti noi in questo Paese e con le nostre libertà. Non fate le pecore. Pensate con la vostra testa. Trump ha appiccato il fuoco e poi se n’è andato, lasciandoci a gestire i resti carbonizzati»: Trump li ha abbandonati nel mezzo di una battaglia che lui stesso li aveva incitati a combattere.

Ritratto ufficiale del 45º Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald J. Trump

Infatti, lo stesso partito repubblicano, come detto in precedenza, sta considerando seriamente di agire contro Donald Trump. I funzionari del partito stanno valutando azioni drastiche per fermare il delirio del presidente. Fra le misure prese in considerazione ci sono una censura, l’impeachment, e il 25esimo emendamento, misura quest’ultima «a lungo considerata soltanto una fantasia liberale» ma che sta avanzando nelle conversazioni interne alla Casa Bianca e al partito conservatore: Trump sarebbe giudicato incapace di svolgere le sue mansioni, e al suo posto sarebbe promosso il vice Mike Pence che porterebbe a termine gli ultimi giorni del mandato. Al 25esimo emendamento ha fatto riferimento anche il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, che ha chiesto al vicepresidente Pence e al resto dell’amministrazione di agire subito affinché Trump «non resti in carica un solo giorno in più» essendo responsabile «dell’insurrezione da lui incitata» e il modo più veloce per farlo è appunto il ricorso alla procedura di destituzione d’ufficio.

Gli atteggiamenti del 45esimo presidente, a tratti paranoici e pericolosi per la pubblica sicurezza, spaventano anche la speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, che ha telefonato al generale Mark Milley, capo di Stato maggiore, cioè il più alto grado operativo delle forze armate statunitensi. Lo ha fatto sapere lei stessa con una lettera indirizzata a tutti i deputati democratici: «Abbiamo discusso sulle precauzioni disponibili per evitare che un presidente instabile possa lanciare iniziative militari ostili o accedere ai codici per ordinare un attacco nucleare. La situazione di questo presidente fuori controllo non potrebbe essere più pericolosa e noi dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per proteggere il popolo americano dal suo assalto scomposto al nostro Paese e alla democrazia». Ecco, quindi, un altro fosco scenario.

Si conclude, dunque, con un’ultima dichiarazione su Twitter («Non andrò all’Inaugurazione del 20 gennaio»), l’era di uno dei più discussi presidenti degli Stati uniti di tutti i tempi, che in questi ultimi giorni del suo mandato è riuscito a perdere le uniche due cose che in questi 5 anni di carica non lo avevano mai abbandonato: il favore del suo partito e i cittadini che avevano riposto in lui la speranza in un’America migliore.

0

“LA MASCOLINITÀ TOSSICA” di Chiara Mazzette e Claudia Tuveri

Cosa rende un uomo tale? La sua identità di genere? No, abbiamo superato da tempo queste definizioni fantascientifiche. Ciò che rende un uomo “uomo” è la forza bruta, i muscoli, il puzzo di sudore e i lavori fisicamente provanti. Per questo i “troll” su Instagram si permettono di appellare Fedez con slur omofobi perché decide di smaltarsi le unghie.

Stereotipi come questi nascono da un qualcosa di più radicato, che a sua volta è tratto da atti di misoginia e omofobia e che oggi indichiamo con il termine machismo.

Ma cosa si intende per “machismo”?

Quando parliamo di mascolinità tossica (o machismo, appunto), facciamo riferimento a un concetto oggetto della psicologia sin dagli anni Ottanta, che descrive un insieme di atteggiamenti, modi e regole culturali che, all’interno di una società patriarcale, etichettano il genere maschile come superiore, violento e non-emotivo.

La tossicità di cui parla il termine è rappresentata dai diversi danni che la mascolinità può provocare alla salute psico-fisica dell’individuo; molti studi hanno infatti riconosciuto che i soggetti che reprimono le proprie emozioni sono più propensi a cadere in depressione (“Che esagerazione, l’uomo è forte!!”).

La mascolinità, a differenza di come molti pensano, può essere diversa da individuo a individuo: la timidezza, la sensibilità o l’emotività sono caratteri psicologici che contraddistinguono una persona (di qualunque genere sia) e che non per questo impediscono a un uomo di essere tale o sono da considerare tratti tipici di una donna.

Per molti questo concetto è l’ennesima invenzione delle femministe che tentano in ogni modo di far passare gli uomini cisgender eterosessuali, i veri oppressi di questa società, come i villain di turno.

Tralasciando per un secondo il sarcasmo, la ragione di questa avversione dell’uomo nei confronti di tutto ciò che non è “virile” è dovuta a una serie di atteggiamenti che vengono inculcati nelle menti dei bambini sin dall’infanzia: non giocare con le bambole, il trucco è per le femmine, i ragazzi non piangono.

Qual è la conseguenza? Un mondo in cui i maschi (in generale) si sentono inadatti se non amano gli sport (“quelli veri, mica il pattinaggio artistico con i suoi completini aderenti di strass!”), se non si sentono di fare il primo passo o se esprimono apertamente le proprie emozioni.

Fortunatamente alcune icone del mondo dello spettacolo si muovono contro lo stereotipo del “macho” come Achille Lauro, il David Bowie della Generazione Z, che se non si è curato dei commenti altrui quando, a Sanremo 2020, ci ha illuminati con la sua luccicante tutina di Gucci; o come i Queen che, nell’iconico video di “I want to break free”, tra tacchi e parrucche bionde, hanno trionfato nel parodiare la soap opera “Coronation Street”.

In qualità di primo uomo da solo in copertina in 128 anni di storia del magazine “Vogue America”, Harry Styles non ha di certo deluso le aspettative, indossando con grande carisma un abito direttamente dalla Gucci’s Fall ’20 Runway.

Anytime you’re putting barriers up in your life, you’re limiting yourself

“Ogni volta in cui ti costruisci delle barriere nella tua vita, ti stai limitando” dice Styles ammettendo di ammirare spesso i vestiti “da donna” e ispirando i suoi outfit sgargianti a showman come Elvis, Prince o Elton John.

Confinarsi in un canone limita esponenzialmente le nostre possibilità. Chiudendoci nella gabbia di “maschio” o “femmina” uccidiamo la nostra espressività.

Oggi le diverse sfumature della mascolinità sono molto più accettate che in passato, e devo ammettere che per me essere vulnerabile coincide spesso con l’essere a mio agio nel mio corpo. Succede attraverso la musica, la scrittura e le confidenze con gli amici, ed è qualcosa che faccio molto spesso, ormai

harry styles

Quello che hai detto è estremamente bello e d’ispirazione e si lega in un certo modo a quello che dicevamo sul sentirsi a proprio agio nel caos e sul creare nella follia.”

Replica Timothée Chalamet in un’intervista per i-D Magazine e noi non potremmo essere più d’accordo.

0

“LA DISINFORMAZIONE: COME SI ARRIVA ALLE FAKE NEWS” di Ashlinn Mai Tupponi

In un periodo storico e politico dove l’informazione, la conoscenza e la consapevolezza di ciò che ci circonda sono fondamentali, bisogna imparare a riconoscere e distinguere le varie notizie.

In un’era fortemente legata alla tecnologia, la quantità di informazioni raggiungibile tramite un click è senza limiti; questo prescinde però dall’affidabilità delle fonti: un’informazione errata potrebbe causare, infatti, panico e caos.

Anni fa l’accesso a così tante piattaforme d’informazione era impensabile: le notizie erano generalizzate e ad ampio raggio, le scelte erano limitate ad un paio di giornali e tre o quattro reti televisive, dove i fidati presentatori comunicavano le notizie agli stessi orari attendibili ogni giorno.

Il problema di questo sistema di comunicazione si rese ben presto evidente, soprattutto con il diffondersi dei mass media: sebbene fosse noto che in paesi autoritari le notizie venivano censurate e controllate, vari scandali portarono alla luce che anche molti governi democratici fuorviavano i cittadini spettatori/lettori, spesso con l’aiuto dei media (si pensi al “Watergate”, all’ “Irangate”, alla Crisi dei missili di Cuba o alle numerose corruzioni e informazioni venute a galla tramite WikiLeaks).

La rivelazione di guerre segrete, assassinii umbratili e corruzioni politiche compromisero la fede pubblica nelle narrative ufficiali presentate dalle sorgenti principali.

Questo crollo e smantellamento della fiducia riposta nei servizi d’informazione classici portò a giornali alternativi, a programmi radio, podcast, blog, che alla pari con le maggiori istituzioni giornalistiche trattavano eventi e avvenimenti tramite diverse prospettive.

Ultimamente poi, l’avvento di Internet ha moltiplicato il numero di informazioni e punti di vista tramite i social media, rendendo ogni cittadino un possibile reporter; ma se tutti sono giornalisti, allora non lo è nessuno, e molte fonti potrebbero essere discordanti non solo sulle opinioni, ma sugli eventi stessi: ciò che per qualcuno può essere una rivolta, altri potrebbero definirla manifestazione, altri ancora insurrezione. 

L’apparente minima differenza tra questi termini porta a quella che chiamiamo disinformazione: questa si traduce in un’informazione ampiamente diffusa e considerata veritiera ma inesatta. 

Nella lingua inglese esistono due parole traducibili all’italiano con “disinformazione”: “disinformation” e “misinformation”; queste parole così simili e spesso intercambiabili si distinguono dalla presenza di un fattore nell’informazione sbagliata: l’intento.

Misinformation” è quella disinformazione diffusa a prescindere da intenzioni fuorvianti, mentre “Disinformation” si riferisce a quelle notizie scorrette diffuse consapevolmente.

Dunque, considerando quella che chiamiamo disinformazione una commistione tra una divulgazione intenzionale e una diffusione involontaria, possiamo risalire alle cause e ai fattori principali di questo fenomeno.

Per quanto semplice e banale possa sembrare, spesso la disinformazione nasce da un equivoco: una parola, una nozione, un lemma di espressione verbale interpretabile in più modi possono portare ad una rielaborazione della storia intera tramite un modello interpretativo fortemente influenzato dall’accezione di quella parola equivoca.

Si pensi agli studi scientifici, ai libri, alle tesi in lingua straniera: molte lingue possiedono termini intraducibili o inesprimibili in altre. Spesso nella traduzione si va a perdere il significato originale di una parola, cambiando completamente la chiave di lettura dell’intero contenuto.

Deduzioni e ipotesi personali, opinioni e giudizi vanno poi a modificare l’informazione stessa che, trasmessa di persona in persona in un gioco di “passaparola”, porta alla disinformazione a causa della mancanza di un filtraggio delle nozioni di influenza soggettiva.

Inoltre, in quella che possiamo considerare pigrizia o abulia, il nostro cervello è naturalmente predisposto a semplificare informazioni per facilitarne la comprensione, creando un’intelligibilità narrativa che spesso però comporta l’esclusione di informazioni “minori”. 

La disinformazione nasce quindi da un errore umano, a eccezione di quando si ha invece un chiaro intento propagandistico: in politica ad esempio si è soliti usare consapevolmente una distorsione o un offuscamento dei fatti per mettere in risalto alcuni aspetti di una persona o di un partito; questo metodo viene usato anche nelle televendite o nella pubblicizzazione di prodotti le cui qualità vengono intenzionalmente sottolineate ed esaltate fino a parlare di “effetti miracolosi” (come sieri per la ricrescita dei capelli, pastiglie per la perdita di peso o cingomme per smettere di fumare).

Il metodo migliore per non cadere vittime della disinformazione, seppur difficile, si rifà ad azioni come cercare le sorgenti dirette, distinguere i fatti dalle opinioni, evitare fonti anonime, liberarsi da pregiudizi e mantenere un sano scetticismo: sta a noi e alla nostra coscienza il compito di arrivare ad un discernimento delle informazioni per la formazione di un pensiero critico e consapevole.

0

“IL TEATRO NOH” di Irene Biggio

Sta per finire il quadrimestre, le interrogazioni si accumulano e ora più che mai, abbagliata come sono dal computer, mi sento lontana dal mondo che in teoria sto cercando di studiare.

Qualche giorno fa, durante la mia decima “pausa dallo studio”, nella home page di YouTube mi sono imbattuta in un video intitolato “The spirit of Noh”, un breve documentario sulla più antica forma di teatro giapponese ancora praticata.

Stanca di aver a che fare con le figlie viziate del balzachiano Père Goriot (povero Cristo!), mi sono lasciata incuriosire.

Ho visto il video e poi, perché no?! Ne ho visto un altro e un altro ancora…

Mi si è aperto un mondo nobile, quasi ipnotico, di una spiritualità solenne, di una forza elegante e di una delicatezza sospirata.

Il teatro Noh, che nacque nel 14esimo secolo con il grande Zeami Motokiyo, si concentra sulla profondità delle emozioni più che sulla storia narrata e, per quanto riguarda la musica, più sul ritmo che sulla melodia.

Noh significa “talento” e ogni attore cerca di raggiungere lo Yugen ossia un’eleganza trascendentale, la bellezza della sofferenza umana che traspare, come disse Zeami, specialmente nelle delicate emozioni di una giovane donna.

L’aspetto più intrigante sono, però, le maschere che lo shite, l’attore protagonista, indossa.

Queste infatti paiono inespressive, vuote: sta all’attore riempirle e far sì che siano uno strumento in grado di trasmettere sentimenti profondi e universali. L’ effetto ha un impatto tale che, a confronto, il volto umano sembra incapace di trasmettere l’emozione vera, rendendola superficiale, direi quasi troppo umana, troppo fisica. Esistono molte tipologie di maschere che rappresentano dei caratteri generali e possono essere utilizzate per svariati ruoli. Altre sono create per specifici personaggi storici come la maschera Komachi che rappresenta l’anziana poetessa Ono-no-Komachi vissuta nel nono secolo dell’era di Heian.

Sono particolarmente interessanti le maschere dei personaggi femminili come:

  • Ko-omote, la giovane donna dai tratti nobiliari;
  • Yase-anna, anima che soffre in purgatorio perché incapace di lasciarsi alle spalle il mondo umano;
  • Hannya, maschera di un demone dalle lunghe corna e dal ghigno malevolo, frutto della trasformazione di una donna ossessiva, subdola e estremamente gelosa in amore.
Maschera “Ko-omote
Maschera “Yase-anna
Maschera “Hannya

Addirittura nei matrimoni tradizionali viene indossato dalle spose lo Tsunakakushi, copricapo il cui nome tradotto significa letteralmente “copri corna”, per nascondere, per l’appunto, le corna di gelosia e smorzare l’ego.

I personaggi femminili vengono interpretati da uomini che non modulano il proprio tono per renderlo più femminile ma cantano con la propria voce, come se attraverso la maschera il canto perdesse genere e trasmettesse solo il sentimento.

Di solito lo shite indossa una maschera per tutto il primo atto e poi nel secondo la cambia con una che rivela la vera natura del personaggio.

Sta a lui scegliere la propria maschera: prima di entrare in scena la osserva, ne coglie l’intensità e poi la avvicina al volto sino a farla aderire completamente: si può considerare ora come una seconda pelle. Poi l’attore si osserva allo specchio, assorbe la sua immagine e diviene il personaggio.

Lo shite canta con il coro, balla al ritmo dei tamburi e dietro ai dorati iridi, sotto il voluminoso costume, c’è il sentimento puro, un soffio di animo che vibra attraverso la maschera per poi raggiungere il mondo terrestre.

0

“IL MADE IN ITALY” Editoriale di Marco Tupponi

Con l’espressione “Made in Italy” si indicano, ufficialmente, tutti quei beni che sono progettati, ideati e disegnati in Italia, anche se industrialmente prodotti altrove. Generalmente, però, in termini meno tecnici, essa viene utilizzata per identificare prodotti dell’industria italiana che presentano delle caratteristiche generali comuni: l’alto livello qualitativo della materia prima impiegata, lo stile raffinato, l’innovazione, la cura dei dettagli, la fantasia delle soluzioni adottate e la capacità di durare nel tempo. In particolar modo, ci si riferisce prevalentemente a prodotti inerenti ai settori dell’abbigliamento, dell’arredamento, della meccanica, della bigiotteria, dell’industria cinematografica e agroalimentare, dell’argenteria e della pelletteria. Si tratta, dunque, di un vero e proprio marchio applicato su più ambiti, che, tuttavia, non è registrato: ciò vuol dire che nessun ente lo gestisce ufficialmente e che, dunque, nessuno può imporre ad altri enti produttori di non plagiarlo e di differenziarsi dalla sua originalità.

Senza dubbio il Made in Italy è famoso nel mondo, ma quanti prodotti lo sono veramente?

Stando ai dati della Coldiretti (riferiti al secondo decennio del ventunesimo secolo), i prodotti venduti all’estero come italiani sono falsi per i due terzi e, rispetto ai decenni precedenti, sono cresciuti circa del 70%: sfruttando il cosiddetto “Italian sounding” (la sonorità italiana) le merci estere presentano spesso simboli, nomi o parole che rimandano alla Penisola (come “Contadina, Roma tomatoes”, con cui si vendono dei presunti pomodori di provenienza capitolina). Peraltro, oltre ad evitare questi (imbarazzanti) tentativi di plagio, se il marchio del Made in Italy fosse registrato il suo valore sarebbe di circa 100 miliardi di dollari.

“Allora che cosa costa registrare un marchio? Ormai lo fanno tutti!”

Ahimè non è tutto così facile: supponiamo che, dall’altra parte del mondo, un imprenditore decida, pur essendo registrato il marchio Made in Italy, di vendere un prodotto dalla parvenza italiana ma che è in realtà “Made in Atlantide”: se il consumatore non dovesse vedere la scritta in cui si indica la provenienza del prodotto stesso (che strategicamente può essere riportata in piccolo) e che acquisti dunque il suddetto bene, non porterà un guadagno al marchio registrato ma all’imprenditore che, furbescamente, ha messo sul mercato un Made in Italy fasullo.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello legato all’immagine del marchio, a prescindere che esso sia registrato o meno. Supponiamo che un altro prodotto di falso Made in Italy sia messo in vendita e sia scadente. In questo caso, l’acquirente rimarrà deluso dalla bassa qualità del prodotto ed eviterà di comprare nuovamente merci provenienti dall’Italia (sebbene quello non lo fosse veramente): dunque, non solo sarà danneggiato il prodotto non-ufficiale, ma anche quello che è realmente Made in Italy, portando, anche in questo caso, ad un guadagno minore.

I paesi in cui i prodotti falsi sono più diffusi, di solito, sono quelli dove la domanda è più alta, cioè USA, Canada, Cina, Norvegia, Australia, Svizzera, Bielorussia, Argentina, Brasile e, soprattutto, Russia. Quest’ultima è, infatti, lo Stato che, al mondo, consuma più prodotti italiani fasulli. Ciò è dovuto ad un provvedimento preso da Vladimir Putin nel 2014, quando lo statista decise di imporre l’embargo nei confronti dell’Italia per alimenti vegetali, carne, pesce e formaggi. La domanda è, perciò, diminuita per i prodotti ufficialmente Made in Italy, ma non per quelli falsi, in cui è aumentata esponenzialmente (come è cresciuto, al contempo, il numero di ristoranti italiani, o simili).

Se, da un lato, ciò può renderci orgogliosi (poiché siamo visti globalmente come dei modelli da imitare), allo stesso tempo danneggia la nostra economia.

Cosa possiamo fare?

Niente, non direttamente almeno. Nemmeno io che scrivo so come la situazione possa risolversi, poiché è un compito che spetta a coloro che sono nei piani alti. Con questo articolo, tuttavia, vorrei mettere in evidenza questo problema, affinché sia noto a più persone possibile e non si continui ad ignorarlo, come (purtroppo) accade tutt’ora.

Ricordiamoci che siamo in piena crisi economica e incentivare la promozione del nostro Prodotto può, certamente, contribuire positivamente al superamento di questa situazione.

0

IL PIANO NAZIONALE SCUOLA DIGITALE

Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) ha l‟obiettivo di modificare gli ambienti di apprendimento per rendere l‟offerta formativa di ogni istituto coerente con i cambiamenti della società della conoscenza e con le esigenze e gli stili cognitivi delle nuove generazioni. Il D.M. 851 del 27 ottobre 2015, in attuazione dell‟art.1, comma 56 della legge 107/2015, ne ha previsto l‟attuazione al fine di:

  1. migliorare le competenze digitali degli studenti anche attraverso un uso consapevole delle stesse;
  2. implementare le dotazioni tecnologiche della scuola al fine di migliorare gli strumenti didattici e laboratori ali ivi presenti;
  3. favorire la formazione dei docenti sull’uso delle nuove tecnologie ai fini dell’innovazione didattica;
  4. individuare un animatore digitale;
  5. partecipare a bandi nazionali ed europei per finanziare le suddette iniziative.

SCARICA IL PIANO

0

THE ENEMY OF MAN IS HIS OWN DECAY di Chiara Mazzette

Il 6 novembre del 2020 i System of a Down, gruppo metal statunitense, ha rilasciato, tra l’esaltazione e la frenesia dei fan, due singoli dopo 15 anni di inattività.

Dopo i loro ultimi due album, Mesmerized e Hypnotized che risalgono al 2005, c’erano infatti stati degli screzi tra i componenti del gruppo dovuti a divergenze creative. Serj Tankian, leader e voce della band, ha dichiarato di non sentirsi più vicino alla loro musica e di aver bisogno di lavorare come solista. Fu lui a chiedere la pausa al resto del gruppo nel 2006.

Nonostante questo lungo silenzio discografico, nel 2020 i SOAD sono finalmente tornati. Hanno “ingoiato” un po’ del loro orgoglio? Hanno ceduto alle disperate richieste dei fan?

Il motivo è molto più profondo: si sono sentiti in dovere di spargere la voce e sensibilizzare riguardo il conflitto interno al proprio Stato, l’Armenia, essendo capaci, tra le poche celebrità provenienti da questo Stato, di poter arrivare ad un pubblico tanto vasto.

Le conseguenze dei bombardamenti in Armenia:
La cattedrale di Susha l’8 Ottobre 2020

Non è nemmeno la prima volta che il gruppo si espone su argomenti simili: anche “P.L.U.C.K.”, brano tratto dall’album d’esordio (intitolato “System of a Down”), e “Holy Mountains”, tratto da “Hypnotized”, affrontano il genocidio armeno.

I due singoli diffusi lo scorso mese, intitolati “Protect The Land” (di cui è stato pubblicato anche un videoclip ufficiale che mostra scene di proteste e combattimenti della popolazione armena) e “Genocidal Humanoidz”, raccontano del conflitto del Nagorno-Karabakh, che si svolse tra il 1992 e il 1994 e che si è ripresentato quest’anno. Il 27 settembre l’Azerbaijan, appoggiato dalla Turchia, ha dichiarato guerra all’Armenia con lo scopo di appropriarsi di questo territorio. L’Armenia, regione proporzionalmente più piccola e povera, ha dunque subìto gli attacchi dell’esercito turco, così come, circa cento anni fa, ha dovuto subire il massacro di 1.5 milioni di cittadini durante il cosiddetto genocidio armeno (nonostante i negazionisti tuttora lo smentiscano).

Perciò i membri del gruppo, Serj Tankian, Daron Malakian, Shavo Odadjian e John Dolmayan, tutti e quattro discendenti di sopravvissuti dell’olocausto armeno, hanno deciso di mettere da parte i diverbi e le differenti opinioni politiche per creare due inni contro questa guerra che temano possa degenerare in un nuovo genocidio.

I ricavati della vendita e dello streaming dei due brani verranno destinati all’Armenia Fund, un’organizzazione umanitaria, non governativa e non politica che si occupa dei civili, degli sfollati, dei giovani e degli anziani protagonisti della diaspora armena.

Nonostante tutto, dunque, i quattro si sono riuniti in favore di un bene più grande, un grande gesto che determinerà la salvezza di moltissime persone, concentrando l’attenzione dei media su un tema spesso e ingiustamente lasciato in secondo piano.

“Guess who’s coming over to dinner?

The genocidal humanoids

Teaching warfare to their children

The bastards that will be destroyed

Guess who’s coming over to dinner?

The genocidal humanoids”

Da: “The genocidal humanoids” dei System Of A Down
0

INFORMIAMOCI: IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE di Ashlinn Mai Tupponi

Che sia scritto sulle testate giornalistiche, citato in programmi televisivi, in qualche post sui social, spiegato nei libri di scienze o anche semplicemente menzionato in una discussione tra amici sul freddo dell’ultimo periodo, il surriscaldamento globale è un tema che diventa sempre più presente al giorno d’oggi, negli ambiti più variegati: nell’agricoltura, col cambiamento dei tempi di semina e di raccolta e quindi del ricevimento dei beni primi fondamentali in certi ceppi dell’industria; con il mutamento delle stagioni estive e invernali che influenza l’economia dei singoli territori, che siano balneari o montuosi; nel meteo; nella salute, con le influenze stagionali spesso prolungate; nella flora e nella fauna con oltre 31.000 specie in via di estinzione, che variano da quelle più sconosciute alle più comuni, come quelle che comprendono lupi, gorilla, orsi, tigri, panda.

Il surriscaldamento globale è noto per essere una conseguenza dell’attività umana, in particolare l’eccessivo sfruttamento dei combustibili fossili e le sempre crescenti attività di deforestazione sono responsabili dell’emissione di elevate quantità di anidride carbonica nell’atmosfera, considerata uno dei principali gas che causano il surriscaldamento globale stesso. È importante tenere conto però che la colpa principale non può ricadere sul singolo cittadino, perché i maggiori produttori di anidride carbonica sono le grosse corporazioni.

Mentre il clima terrestre si è riscaldato, un nuovo modello di eventi meteorologici più frequenti e più intensi si è manifestato in tutto il mondo. Gli scienziati identificano questi estremi fenomeni in base agli archivi storici riguardanti il meteo in una particolare regione; considerano, dunque, “estremi” quegli eventi che producono un livello inusualmente alto o basso di pioggia, neve, calore, vento o altri effetti. Solitamente questi fenomeni sono considerati estremi se sono diversi dal 90%-95% di quelli simili avvenuti precedentemente nello stesso territorio.

Le stagioni, così come le conosciamo, esistono perché l’asse di rotazione della Terra attorno al Sole è leggermente inclinato di 23,5°; d’inverno, il nostro emisfero è inclinato lontano dal Sole, il che riduce la quantità di energia che riceviamo e rende la temperatura più fredda; d’estate invece, il nostro emisfero è inclinato verso il Sole, il che ci dà più energia e rende la temperatura più calda.

Il riscaldamento globale non ha alcun effetto sull’inclinazione dell’asse rotatorio, anche se effettivamente il peso dell’acqua prodotta dallo scioglimento dei ghiacci in Islanda e in Antartide ha causato un lieve sbilanciamento dell’asse.

Questo vuol dire che non avremo più stagioni?

Certo che no, la Terra sarà comunque inclinata e le stagioni continueranno a esistere nonostante il riscaldamento globale, saranno però diverse rispetto al passato, già a partire dalla temperatura: tutte le stagioni, anche l’inverno, stanno diventando gradualmente più calde: quello che noi potremmo considerare un inverno gelido oggi, qualche decennio fa era un semplice inverno; inoltre il periodo estivo sembra star arrivando in anticipo e durare più a lungo, le estati sono più torride, con ondate di calore più forti e più lunghe.

Il riscaldamento globale contribuisce quindi all’intensità delle ondate di calore aumentando le possibilità di giornate e notti molto calde.

Il surriscaldamento dell’aria incrementa anche l’evaporazione, che può peggiorare a sua volta la siccità, il che porta alla creazione di campi e foreste aridi, che tendono a prendere fuoco più facilmente, e all’aumento delle temperature, che causano una stagione degli incendi più lunga. Il riscaldamento globale aumenta anche il vapore acqueo nell’atmosfera, che può portare a piogge intense e tempeste di neve più frequenti.

Un’atmosfera più calda e più umida sopra gli oceani rende probabile che gli uragani più forti saranno ancora più intensi, produrranno più precipitazioni e forse saranno più grandi; inoltre, anche se non vi è ancora l’assoluta certezza, gli scienziati suppongono che tale aumento delle temperature possa influenzare anche il numero annuo degli uragani stessi. Inoltre, il riscaldamento globale provoca l’innalzamento del livello del mare, che aumenta sia le precipitazioni sia la quantità di acqua marina, spinta a riva durante le tempeste costiere; entrambi gli incrementi potrebbero provocare inondazioni distruttive.

Comprendere gli impatti del riscaldamento globale sulle condizioni meteorologiche estreme è importante perché può aiutare a guidare le scelte sulla gestione dei rischi: per esempio, se una comunità sapesse che, quella che prima veniva considerata un’inondazione che aveva in un anno una probabilità su 500 di avvenire si è trasformata in una che ha 1 probabilità su 100 di avvenire in un anno, allora potrebbe compiere delle scelte diverse riguardo cosa e dove si può costruire, lavorare, piantare e curare campi, oppure si potrebbero costruire i cosiddetti muri alluvionali, com’è successo in varie zone particolarmente devastate da alluvioni (es. Le Filippine, New Orleans, Irlanda). È importante anche per acquisire maggiore sensibilità e consapevolezza riguardo un argomento sottovalutato e congedato come falso allarmismo.

0

LA MARIJUANA SMETTE DI UCCIDERE di Roberta Soro e Amedeo Sale

2 dicembre 2020, l’Organizzazione delle Nazioni Unite decide finalmente di mettere mano alle regolamentazioni sulle droghe sancite nel 1961. Dal 1961, infatti, la Cannabis si trovava nella IV tabella per pericolosità, insieme a oppiacei come l’eroina. Da così tanto tempo una pianta con efficaci proprietà mediche e un effetto psicoattivo marginale e poco assuefacente era collocata affianco a una delle droghe più terribili di sempre, la falce nera di intere generazioni. Ma il 2 dicembre 2020 il mondo ha deciso di fare un passo avanti.

Il problema è stato presentato dall’OMS, con la proposta di apportare delle modifiche alle norme su THC, derivati e preparati sintetici. Inizialmente queste indicazioni sono state sottoposte al vaglio della Commissione Europea che, discostandosi da alcuni dei contenuti dell’offerta, ha rimandato la decisione alla sessione dell’Onu di inizio dicembre. Questa, si è conclusa con l’approvazione del depennamento della Cannabis dalla IV tabella, contenente gli stupefacenti nocivi. La scelta non è dovuta a una maggioranza schiacciante, infatti dei 53 stati membri della Commission for Narcotic Drugs solo 27 si sono espressi a favore.

Blu: Paesi a favore della rimozione della Cannabis dalla tabella ONU degli stupefacenti
Rosa: Paesi contro la rimozione
Giallo: Paesi astenuti

Tuttavia, la deliberazione dell’Onu non è vincolante e non avrà risvolti immediati, infatti i singoli Stati si riservano la possibilità di accettare o meno queste condizioni. Fa però ben sperare la tendenza dei paesi membri a seguire le linee guida internazionali e ciò potrebbe anche comportare un cambio di rotta nei più convinti sostenitori della fazione avversa.

È questo l’avvio dell’età dell’oro della cannabis terapeutica?

Quello che stiamo attraversando è di certo un momento storico, che va sempre più ad evidenziare l’importanza delle proprietà curative di questa pianta. Infatti, è stata per anni al centro della ricerca farmaceutica e delle controversie interne alla comunità scientifica, fino alla scoperta della sua complessa gamma di applicazioni.

Nel campo del controllo degli spasmi THC e CBD migliorano il tremore e i movimenti involontari e agiscono sulle cause neurologiche all’origine di patologie come il Parkinson; inoltre, si configurano come una valida alternativa ai medicinali nella riduzione del numero e dell’intensità degli attacchi epilettici, evitando l’assunzione di farmaci che richiederebbero un dosaggio sempre maggiore e che potrebbero causare numerosi effetti collaterali, come crisi di astinenza e disturbi al fegato.

Per via delle sue qualità antidolorifiche e antiemetiche si trovano dei riscontri anche nel trattamento dei sintomi correlati al cancro, ad esempio nei forti dolori e nella nausea derivati dalla chemioterapia.

Oltre ai successi ottenuti nella cura di malattie croniche, la Cannabis viene in soccorso anche per problemi più diffusi come ansia e stress, infatti il consumo della qualità “indica” ha effetti rilassanti e ansiolitici.

Più che un passo avanti la decisione dell’Onu è un salto nel passato del pre-proibizionismo americano. Il consumo di Canapa terapeutica era diffuso e accettato già da secoli prima della nascita di qualsiasi ente internazionale, finché nel 1937 la Marihuana Tax Act del presidente statunitense Roosevelt ne ha decretato l’illegalità, contagiando rapidamente questa concezione al resto del mondo.

Da questo momento in poi l’associazione del termine Marijuana con quello di droga pesante è diventata automatica e diffusa, condizionando radicalmente l’opinione pubblica. È in un tale clima di chiusura mentale che nel 1964 sono ricominciati gli studi scientifici al riguardo.

Ormai le nuove generazioni sono stanche di dover sottostare all’anacronistico tabù della Cannabis e sperano che questo traguardo sia un ulteriore tassello nel quadro della liberalizzazione totale.

Il riconoscimento ufficiale di un’associazione come l’ONU rappresenta la definitiva risposta a tutti gli stereotipi legati all’uso di questa pianta, troppo spesso ridotta a una semplice droga, dimenticandone tutti gli effetti benefici nel campo medico e farmaceutico.

0

“MATRICOLA 75190…” di Liliana Segre

“Avevo 8 anni ed ero una bambina, famiglia italiana da generazioni e generazioni. Facevo parte di quella minoranza di cittadini italiani di religione ebraica – trentacinquemila persone al tempo – che, di colpo, con le leggi razziali fasciste diventarono cittadini di serie B all’inizio, per poi arrivare a diventare di serie Z”

Così inizia il racconto di Liliana Segre, “Matricola 75190 di Auschwitz”, tratto da Memoranda. Strumenti per la giornata della memoria, a cura di D. Novara, edizioni la meridiana, Molfetta, 2003

CLICCA QUI PER CONTINUARE LA LETTURA

0

ASSORBENTI GRATIS IN SCOZIA di Margherita Pisanu e Claudia Tuveri

Lo scorso martedì 25 Novembre, come in molti sanno, in Scozia è stata approvata unanimemente la “Period Product (Free Provision) Bill”, ossia una legge atta a rendere gratuiti tutti i prodotti necessari al ciclo mestruale. Rispetto a molti altri Paesi, la Scozia era, da tempo, un passo avanti: il governo infatti garantiva già assorbenti gratis sia nelle scuole sia nelle università. Ma non era abbastanza. Perché bisogna spendere così tanto per un’esigenza primaria? È infatti sempre stato pensiero collettivo che l’acquisto di assorbenti o prodotti legati alle mestruazioni fosse una spesa molto alta che non tutti potevano permettersi. Da qui è infatti partita l’iniziativa di rendere gratuiti questi prodotti e molti sindacati, organizzazioni femministe e associazioni caritative si sono uniti per questa causa. L’iniziativa di portare in Parlamento tale proposta è stata presa da Monica Lennon, una delle deputate locali, ed è stata pienamente accolta anche dalla leader del Partito Nazionale Scozzese, nonché primo ministro di Scozia, Nicola Sturgeon.

Proud to vote for this groundbreaking legislation, making Scotland the first country in the world to provide free period products for all who need them. An important policy for women and girls.”

“Fiera di votare per questa legislazione rivoluzionaria, rendendo così la Scozia il primo Paese al mondo ad offrire prodotti legati alle mestruazioni gratuitamente a tutti coloro che ne hanno bisogno. Un’importante procedura per le donne e le ragazze.”

Così ha esordito la leader su Twitter, orgogliosa del suo Paese e del lungo cammino che ha compiuto per raggiungere finalmente una novità rivoluzionaria come questa. In Italia, al contrario, come tutti purtroppo sappiamo, la situazione è molto diversa: infatti l’IVA sugli assorbenti ammonta al 22%, la più alta in Europa, superando addirittura l’IVA di altri prodotti non indispensabili. Si stima che ogni anno in Italia vengano venduti 2,6 miliardi di salviette igieniche e che mediamente si consumino 12.000 assorbenti e la spesa annua ammonta a circa 126,88€ di cui IVA 22,88€.

Ma facciamo un passo indietro per capire meglio. Che cos’è l’IVA?

L’IVA è un’imposta che è stata introdotta all’inizio degli anni ’70 (in Italia il riferimento normativo fondamentale è il d.p.r. 633/1972), il cui nome è un acronimo per indicare l’Imposta sul Valore Aggiunto, ovvero la principale imposta INDIRETTA (cioè che colpisce solo il consumo e che quindi viene pagata interamente dal consumatore) attualmente in vigore in Italia e nell’ Unione Europea. Un’altra caratteristica dell’IVA è che è PROPORZIONALE, poiché il suo ammontare dipende dal prezzo del bene moltiplicato per l’aliquota di riferimento. Per “aliquota” si intende l’importo in percentuale su un determinato totale. Essa viene stabilita dalla legge e va calcolata sulla base imponibile, cioè l’importo su cui potrà essere calcolata e applicata un’imposta o un contributo.

Le aliquote IVA possono essere stabilite autonomamente da ciascuno Stato ed esse sono tre:

  • 4% – aliquota minima – per l’IVA sui generi di prima necessità;
  • 10% – aliquota ridotta – per l’IVA su servizi turistici, alimentari ed edili;
  • 22% – aliquota ordinaria – per l’IVA da applicare in tutti i casi non rientranti nelle prime due aliquote.

Come possiamo notare dunque, gli assorbenti in Italia non vengono considerati come un bene di prima necessità, nonostante lo siano, ma come dei beni di lusso, in quanto la loro IVA corrisponde a quella di automobili, gioielli o oggetti tecnologici.

Sono invece considerati beni di prima necessità, in quanto esenti da IVA, il lotto, le lotterie, le scommesse relative al gioco (nelle case da gioco autorizzate), i lingotti, le monete, le placchette d’oro.

Con l’IVA al 4% troviamo, tra le altre cose, latte, latticini, libri, quotidiani, occhiali, apparecchi ortopedici, volantini.

Con l’IVA al 10% abbiamo invece il tartufo, la carne, la birra, le spezie, lo zucchero, il cacao, il cioccolato. In Italia la strada da fare è ancora lunga e, nonostante sia un argomento scottante, sulle bocche di molti, e ci siano state numerose sollecitazioni, ancora nessuno si è effettivamente mosso in direzione di un provvedimento che possa legittimare questo diritto.

0

“IL PASSATO NON PUÒ E NON DEVE ESSERE DIMENTICATO” di Caterina Carta (2^B)

Questa frase mi ha colpito dalla prima volta in cui l’ho letta perché secondo me rappresenta a pieno il motivo per cui ogni 27 gennaio ricordiamo la tragedia dell’Olocausto.
Il passato non può e non deve essere cancellato, e per quanto doloroso possa essere per noi, deve rimanere impresso nella mente di ognuno affinché se ne possa trarre un grande insegnamento e quello che è stato non possa ripetersi più
Purtroppo ancora oggi le discriminazioni sono ancora tante, per questo è importantissimo non essere indifferenti.
Queste sono solo alcune frasi antisemite a Roma:

0

“RICORDANDO LILIANA SEGRE…” di Marco Sanna (4^C)

Si continua a marciare.

Un piede segue l’altro, entrambi stanchi.

Le spalle reggono il piccone, ormai sono sfinite.

Il vento leggero muove l’abito: strisce grigie e strisce bianche si legano, stanno unite….reggono una stella giallastra, una serie di numeri attirano lo sguardo.

Il cielo grigio non ha pace: è sommerso da cupe nuvole che lottano contro i flebili raggi del sole,non abbastanza luminosi per stracciare la rete che avvolge il limpido cielo e che lo nasconde da occhi senza luce e affamati.

Si continua a marciare.

I piedi, avvolti nel cartone fradicio, si frantumano tra le pietre affilate.

Sulle spalle scendono leggere alcune goccioline….subito la pelle prova freddo.

Le fibre della camicia a strisce accolgono il polline delle nuove piante: gli occhi le guardano tristi….

La stella giallastra si bagna di lacrime dal cielo, dei pianti delle cupe nuvole che vengono ora lacerate da veloci lembi di luce, con un suono lento ma tremante.

Si continua a camminare.

Occhi attenti osservano dalle rocce, suoni incompresi giungono con urla.

Si viene spinti con i piedi: l’oscurità delle miniere ci attende, il piccone cerca la sua roccia….si entra ormai nel cuore della terra.

Si continua a marciare….forse li dentro troveremo un cuore.

0

“COMBATTERE L’INDIFFERENZA PER CONTRASTARE LE INGIUSTIZIE” di Giovanna Teresa Manca (2^B)

La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell’ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. (…) Ma la tela tessuta nell’ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente

Antonio Gramsci

Non si parla solo di quello che la società era allora, ma di quello che di tanto in tanto è anche adesso. È proprio questo che dobbiamo imparare, a non essere indifferenti alle ingiustizie di ieri, di oggi e di domani, pensando che non si verificheranno. Dobbiamo impegnarci a contrastarle,  così che quelli che verranno dopo di noi capiscano che non bisogna avere paura di denunciare il male nascosto nel mondo.

0

“NESSUNO DEVE DIMENTICARE” di Giulia Dolfi (2^B)

A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio

Anne Frank

Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere

Josè Saramago

Noi giovani siamo il futuro, dobbiamo ricordare ciò che è stato per non farlo accadere di nuovo. Solo grazie a noi le generazioni future potranno tramandare, a loro volta, la storia e la sofferenza che portò con sé la Seconda Guerra Mondiale, e le generazioni che verranno ancora…Nessuno deve dimenticare.

0

“DALLA MEMORIA, IL RISCATTO” di Carmen Buffa (2^B)

Il progresso, lungi dal consentire il cambiamento, dipende dalla capacità di ricordare… Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.

George Santayana

Dimenticanza è sciagura, mentre memoria è riscatto

Anneliese Knoop-Graf

Io penso che queste frasi accomunino tutte le persone che sono state deportate nei campi di concentramento. Non sono infatti le prime o le uniche frasi che leggo con questo significato.                                                                                                                                                                                                                                        Anche Primo Levi scriveva spesso dell’importanza del ricordare, augurando anche cose brutte a chi non lo faceva, compreso di vivere la situazione da lui vissuta. Penso che sia fondamentale ricordare chi ha avuto la forza e il coraggio di resistere, ancheperché non voglio che questa situazione si ripeta nuovamente.

0

“LA MEMORIA, VACCINO PREZIOSO CONTRO L’INDIFFERENZA” di Agnese Balloi (2^B)

Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.

Liliana Segre

La memoria e la conoscenza sono determinanti, senza queste nessuna società può dirsi civile

0

“IL DOVERE DELLA MEMORIA” di Angela Cerullo (2^B)

Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo

Primo Levi

Le storie dei deportati sono dure e quasi inverosimili, per le disumane condizioni in cui essi erano costretti a sopravvivere. Troppe volte si continua a negare, a sottovalutare, a far finta di niente, eppure quel triste passato è così vicino, così pericolosamente vicino… Io non voglio rimuovere, non voglio dimenticare e mantengo viva la memoria di quanto accaduto ogni volta che sento soffiare i venti dell’intolleranza.

0

“L’ANNULLAMENTO DELL’UOMO NEI LAGER NAZISTI” di Luca Acciaro (2^B)

La maggior parte dei prigionieri è, comprensibilmente, tormentata da una sorta di complesso di inferiorità. Ognuno di noi è stato qualcuno, o almeno credeva di esserlo. Ora invece, qui ci trattano letteralmente come se non esistessimo neppure.

Viktor Frankl

In questa frase, scritta dallo psichiatra e  filosofo austriaco Viktor Frankl in merito alla sua esperienza nel lagher, è spiegato bene come, nei campi di concentramento nazisti l’uomo venisse letteralmente “annullato”. Come racconta anche Primo Levi in “Se questo è un uomo”, nei campi avveniva una vera e propria trasformazione: i prigionieri subivano un trattamento tale da portarli a non considerarsi neppure tra di loro umani, ma animali. Si viveva, come tristemente noto, in condizioni terribili, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico, venendo appunto trattati come degli esseri inferiori, e spinti addirittura a convincersi di questo. A molti ex-deportati è stato chiesto il perché della mancata organizzazione della rivolta, la risposta è stata quasi sempre la stessa: il disumano trattamento riservato ai detenuti li ha portati inesorabilmente a pensare di non potercela fare. Nei campi si perdeva ogni briciola di speranza e fiducia, e il clima non poteva che essere di tragica rassegnazione.

0

“PER NON DIMENTICARE” di Gianna Patteri (2^B)

Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo.

Anne Frank

L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.

Primo Levi

Ho scelto queste frasi perché hanno un significato molto importante per me, dicono che ciò che è accaduto non si può cancellare e fa parte del libro dell’umanità.

L’unica cosa che si può fare affinché ciò che è accaduto possa non ripetersi è non dimenticare.

Nei campi  di concentramento sono state uccise milioni di persone senza alcun motivo, perché ritenute inferiori,  per motivi politici o razziali.

Per questo il 27 gennaio è bene onorare il Giorno della Memoria”, al fine di ricordarci di tutte le vittime dell’Olocausto, che sono state circa 15 milioni, tra cui 6 milioni appartenenti alla religione ebraica, e di quello che tutte queste persone hanno subito, le violenze fisiche e psicologiche e l’odio che su di loro è stato versato

0

“ALBERT EINSTEIN E LA PERSECUZIONE NEGLI ANNI DEL NAZISMO” di Maria Grazia Mele (2^B)

Albert Einstein, scienziato di fama mondiale, visse fra il 1879 e il 1955.

Egli come tutti gli altri ebrei durante questo periodo storico, dovette far fronte all’antisemitismo e ad una forte discriminazione persino in campo scientifico, tantoché ricevette numerose lettere con minacce di morte e rischiò persino la vita durante una delle sue lezioni, in seguito alle minacce di un gruppo di suoi alunni (1920). 

Le sue teorie vennero criticate e ci furono molti tentativi di invalidarle, ai quali lui rispose nel “Berliner Tageblatt” con l’articolo  “La mia risposta” in cui affermava che se non fosse stato per la sua etnia, nessuno lo avrebbe messo in discussione in tale misura.

Quando Hitler salì al potere in Germania e la situazione si fece troppo pericolosa, Einstein si trasferì negli Stati Uniti e nel 1939 assieme al suo collega Szilard, inviò una lettera al presidente Roosevelt, dichiarando che la Germania stava lavorando ad un nuovo tipo di bombe e che gli Stati Uniti avrebbero dovuto iniziare a fare lo stesso. Nonostante questo ne scoraggiò fortemente l’utilizzo, in quanto si trattava di bombe atomiche (la lettera dei due scienziati portò alla nascita del Progetto Manhattan). Einstein continuò a lavorare e studiare negli Stati Uniti anche dopo la seconda guerra mondiale, fino alla morte.